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Intervista a Taste, rivista patinata di life style cinese

Che cosa l’ha attratta della Cina per catapultare lei e la sua famiglia dall’altra parte del mondo?

Ho sempre desiderato portare la mia esperienza all’estero, confrontarmi con una nuova realtà.
La Cina con la sua economia in forte crescita, la ricchezza degli investimenti rappresenta una grossa potenzialità per noi chef occidentali.
Gli investitori mettono nelle nostre mani, i loro capitali e la loro ammirazione per la cucina italiana. Gli chef qua a Shanghai possono disporre delle migliori attrezzature e tecnologie

Cosa invece le manca dell’Italia?

Gli ingredienti. Importiamo molto dal’Italia ma naturalmente per contenere i costi non tutto.
Mi mancano i veri sapori e colori dei prodotti italiani.
Capisco solo ora quanto è fortunato un cuoco italiano e come sia più semplice per la qualità, cucinare in Italia.

I cinesi, quelli più abbienti, perché mangiare in un ristorante italiano non è certo da tutti, iniziano a capire la sua cucina?

I nostri clienti sono per l’80% cinesi. Uomini d’affari, famiglie, clienti abituali, expat.
I cinesi che frequentano il nostro ristorante sono danarosi, una cena italiana è costosa.
Il percorso per la conoscenza della nostra cucina è ancora lungo ma educando i clienti ai nostri sapori, alle nostre cotture e ingredienti, la soddisfazione è grande.
Naturalmente una larga parte dei cinesi continua a frequentare i nostri ristoranti per status, a comprare i vini italiani per dimostrare la loro ricchezza.

Le cose più strane che ha visto nel suo ristorante?

Un cliente che ha messo la coca cola nel Sassicaia, una lamentela per gli gnocchi in “al dente”, un Masseto venduto a ottomila euro.

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